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Dott. Miran Bole

L’evoluzione del corpo umano è un processo di migliaia di anni del quale siamo attori e spettatori allo tempo stesso. Nel corso del tempo la morfologia dell’uomo si è lentamente e progressivamente modificata in base alle condizioni ambientali e necessità locomotorie alle quali siamo stati sottoposti nel corso della storia e preistoria. Ma è nel corso dell’ultimo secolo che il corpo umano è stato soggetto al più grande stravolgimento di attività quotidiane, abitudini alimentari e stress psicologici.

Da una vita prevalentemente attiva e in costante movimento, ci siamo abituati a trascorrere gran parte delle nostre giornate seduti o comunque prevalentemente in posizioni statiche. Quest’ultimo periodo è però troppo breve perciò che l’evoluzione umana riesca a modificare i nostri connotati e seguire così le nuove necessità motorie.

È anche per questo motivo che l’artrosi è stata definita la malattia del terzo millennio. Le nostre articolazioni sono costantemente sottoposte a stress meccanici ai quali non conoscono risposte adeguate.

Quante volte vi è capitato di alzarvi dal divano, o dalla posizione lavorativa alla scrivania e sentirvi rigidi, con dolorini diffusi (spesso al collo e alla schiena, ma anche alle ginocchia o alle spalle)?

Qualcuno penserà che stare seduti, fermi, non comporta uno stress meccanico e invece è proprio l’immobilità a creare i maggiori problemi: le sinovie (i rivestimenti delle ossa nelle nostre articolazioni) si nutrono e lubrificano col movimento. La prolungata immobilità, soprattutto se in posizioni fisse ed innaturali ne comporta l’atrofia, l’assottigliamento e la degenerazione. Diversi studi scientifici hanno dimostrato come sia la popolazione sedentaria quella più soggetta ad artrosi, e non quella moderatamente sportiva ed attiva.

Il problema dell’artrosi è molto diffuso e sentito nella popolazione adulta e ancor di più tra gli anziani. In molti casi le informazioni che possiamo reperire sugli organi di informazione divulgativi in merito a questa patologia sono discordanti tra di esse e comportano un’alterata percezione del disturbo. Vediamo di conoscere meglio l’artrosi e sfatarne qualche falso mito di cui avrete sicuramente sentito parlare…

1) L’artrosi è una malattia genetica: se ne hanno sofferto i miei genitori ne soffrirò sicuramente anch’io.

Ad oggi non si è ancora isolato un gruppo di geni che determini con sicurezza l’insorgenza dell’artrosi. Tuttavia è stato statisticamente dimostrato che esiste una correlazione familiare di questa patologia, probabilmente legato alle abitudini alimentari e stili di vita attuati dai componenti di una stessa famiglia. Se i genitori hanno sofferto di disturbi alimentari e legati al peso corporeo e non hanno uno stile di vita sano e attivo, è molto probabile che i figli adottino le medesime abitudini. Sovrappeso e insufficiente attività motoria sono due grossi fattori predisponenti all’artrosi.
Basterà quindi adottare uno stile di vita migliore per ridurre drasticamente le probabilità d’insorgenza della patologia

2) L’artrosi è una malattia incurabile.

Molte patologie non sono completamente debellabili e l’artrosi rientra sicuramente tra queste. Riconoscendola precocemente però si possono attuare tutte le strategie conosciute per rallentarne la progressione e prevenirne le complicanze. Spesso i primi stadi della patologia artrosica sono quasi asintomatici e mantenerla in questo stadio permette alle persone di vivere le proprie attività quotidiane senza limitazioni. La miglior cura in questo caso è la prevenzione, e in tal senso l’artrosi sì, è curabile.

In casi già avanzati, sarà la chirurgia ortopedica ad offrire una soluzione al dolore e impotenza funzionale, spesso con ottimi risultati in termini di qualità della vita.

3) Le mie articolazioni scricchiolano: avrò sicuramente l’artrosi

A tutti capita di sentire rumori sinistri mentre ci si piega sulle ginocchia o mentre si gira il capo in maniera un po più brusca. Niente paura: nella maggior parte dei casi si tratta di gas che vengono liberati all’interno dell’articolazione durante movimenti un po più ampi del solito, e nulla hanno a che fare con la degenerazione artrosica. Ugualmente il vizio di “scrocchiarsi” le dita, le articolazioni intervertebrali della colonna o altri distretti, non comporta un aumento
del rischio di sviluppare patologie articolari. Se invece durante movimenti non estremi ai rumori articolari si accompagna costantemente una sensazione dolorosa, allora forse è opportuno consultare uno specialista per una valutazione approfondita.

4) Troppa attività fisica fa venire l’artrosi

Sappiamo che l’artrosi colpisce spesso chi svolge attività fisicamente gravose e/o ripetitive.
Ugualmente molti atleti a fine carriera combattono con dolori legati alla patologia artrosica.
Il troppo movimento quindi fa male? Ovviamente non si può generalizzare: è sempre la dose che fa il veleno. Uno stile di vita sano, che comprenda una quota di movimento nella propria routine resta il miglior modo per combattere l’artrosi. Bisogna però rispettare il proprio corpo, conoscendone i limiti. 

Portare l’organismo ripetutamente al limite (ad esempio nello sport agonistico di alto livello) ci espone a microtraumatismi che possono favorire l’insorgenza di lesioni cartilaginee e ad artrosi secondaria.

Indipendentemente dallo sport praticato, è opportuno aumentare gradualmente i carichi a cui il corpo è sottoposto in modo da dar tempo alle strutture articolari e muscolari di adattarsi fisiologicamente ai nuovi compiti a loro richiesti.

5) I farmaci antinfiammatori sono l’unico modo che ho per star bene.

La terapia farmacologica può essere un valido aiuto nella gestione delle fasi acute dell’osteoartrosi in quanto riducono il sintomo dolore e permettono ai pazienti di tornare quanto prima alle proprie attività quotidiane, riducendo la disabilità. Non risultano però particolarmente efficaci nella gestione dell’artrosi sul lungo periodo. In tal caso la strategia di elezione resta l’esercizio terapeutico che si è visto essere più efficace nella riduzione del dolore e nell’aumento della funzionalità.

Sarà compito del fisioterapista adattare gli esercizi alla persona e trovare la giusta dose di esercizio per stimolare un adattamento fisiologico del  corpo senza sfociare in sovraccarichi controproducenti e nuove fasi acute della patologia. Gli esercizi proposti possono essere di tipo aerobico o anaerobico, anche contro resistenza.

Il rinforzo della muscolatura agisce in maniera positiva anche sul controllo attivo delle articolazioni e quindi minor usura delle stesse. La cartilagine inoltre risponde positivamente a ripetuti cicli di compressione – decompressione meccanica.

Il Centro Artrosi Fisiomed Italia è attivo da anni nel trattamento di questa patologia, seguendo le linee guida internazionali in materia, frequentando i corsi di aggiornamento e specializzazione. I nostri terapisti hanno a disposizione la tecnologia più avanzata in ambito fisioterapico per offrire ai pazienti la soluzione più adatta alla loro problematica e riportarli al miglior stato di salute possibile.

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