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Dott. Miran Bole

In molti casi la prima preoccupazione dell’atleta (professionista e non) nell’immediato post infortunio è già quella di dover tornare precocemente in campo per non perdere la condizione atletica, la convocazione dell’allenatore o semplicemente il posto in squadra.
Ma spesso la risposta a questa domanda non è semplice e nella maggior parte dei casi la risposta più corretta non è sicuramente quella che l’atleta vorrebbe sentirsi dire. Ma cerchiamo di capire perché il rientro in campo non può avvenire in tempi troppo precoci e deve essere invece subordinato ad alcune considerazioni di base.

La funzione della caviglia e del piede:

Andiamo con ordine: la caviglia ed il piede sono le strutture anatomiche che ci connettono al suolo e sono sottoposte a notevoli sollecitazioni meccaniche già durante il solo ciclo fisiologico della camminata.

Costituiscono inoltre un fondamentale organo di senso, tant’è che in alcuni casi vengono definiti il nostro “terzo occhio”, che ci guida inconsapevolmente e automaticamente nella deambulazione, filtrando le asperità del terreno e adattandosi ad esse per non farci perdere l’equilibrio.

Come è fatta la caviglia:

L’articolazione della caviglia è composta da diverse strutture ossee (tibia, perone ed astragalo) e legamentose (legamento peroneo-astragalico anteriore e posteriore, peroneo-calcaneare, deltoideo e tibio-peroneale): oltre a fornire stabilità ed evitare movimenti esagerati all’articolazione, tutte queste strutture legamentose includono dei recettori che inviano una moltitudine di informazioni al cervello.

La distorsione:

La distorsione di caviglia è l’infortunio agli arti inferiori più frequente e costituisce circa un quinto di tutti gli infortuni sportivi traumatici.

Gli sport che più mettono a rischio questa articolazione sono:

• Pallavolo
• Pallacanestro
• Calcio
• Discipline atletiche di resistenza (maratona, mezza maratona e soprattutto trailrunning).

In caso di una lesione legamentosa semplice, la guarigione del tessuto (cicatrizzazione dei legamenti sfilacciati o strappati) avviene fisiologicamente in un tempo che va dai pochi giorni in caso di distorsioni di primo grado (semplice elongazione legamentosa o danneggiamento di un legamento), al paio di settimane nelle lesioni di secondo grado (rottura parziale di due legamenti con formazione di ematoma) fino ai 6-12 mesi in caso di rotture complete di tutti e tre i legamenti laterali.
Tralasciando quest’ultimo caso che spesso necessita di un intervento di riparazione chirurgica, una volta superata la fase infiammatoria acuta, si presenta anche nelle lesioni minori una lassità articolare residua che può sfociare in instabilità predisponendo così l’atleta a recidive che lo potrebbero tenere lontano dai campi di gioco per periodi sempre più prolungati. Si stima che circa un terzo degli atleti che incorrono in una distorsione di caviglia vada incontro a recidive. Ecco il primo motivo per cui una ritorno in campo troppo precoce non si rivela fruttuoso a lungo termine.

Cosa fare nell’immediato:

La gestione acuta (prime ore/giorni dopo il trauma) delle distorsioni di caviglia è spesso la fase più importante della cura delle distorsioni. Il protocollo che usiamo nel Centro dello Sportivo di Fisiomed Italia è costituito dalle seguenti azioni:

• Bendaggio compressivo per proteggere le strutture danneggiate.

Si può usare il taping funzionale o più facilmente dei tutori rigidi o ad allaccio.

• Elevazione dell’arto e massoterapia drenante per favorire il riassorbimento dell’edema

• Compressione per evitare che i tessuti vengano eccessivamente distesi dall’edema

• Applicazione di ghiaccio per pochi minuti, come anestetico, evitando di assumere farmaci antinfiammatori senza specifica prescrizione medica, in quanto questi potrebbero rallentare il processo di guarigione

• Educazione ed ottimismo, in quanto queste lesioni hanno solitamente una prognosi favorevole
• Esercizio attivo a carico ottimale, in modo da innescare presto un circolo virtuoso di riduzione del dolore, vascolarizzazione e ripresa delle funzionalità

Gli obbiettivi della riabilitazione:

Quando si programma la riabilitazione dell’atleta infortunato bisogna tener conto non soltanto della guarigione strutturale dei singoli legamenti lesionati ma anche di tanti altri fattori:

• Indebolimento muscolare generale dovuto allo stop forzato
• Riduzione della capacità del piede / caviglia di adattarsi al suolo a causa della ridotta elasticità dei tessuti dopo l’infortunio
• Perdita di coordinazione motoria nel gesto specifico dello sport praticato e riduzione della condizione atletica generale dell’infortunato
• Possibili squilibri di carico a causa dell’uso di stampelle o tutori
• Paura e ansia da ritorno all’attività
Non sarà possibile riprendere regolarmente gli allenamenti prima che questi deficit vengano recuperati completamente.

Le fasi del recupero sportivo:

Se nella prima fase “infiammatoria” la fisioterapia sarà concentrata principalmente sul distretto lesionato, bisognerà poi guidare l’atleta verso la ripresa attiva di tutte le funzionalità correlate al suo infortunio, facendo in modo da ridurre al minimo il rischio di re-infortunio.

1. Ripresa della mobilità completa: la caviglia deve essere libera di muoversi in tutte le direzioni, inclusa quella che ha portato alla lesione, senza esacerbare il dolore. Gli esercizi che l’atleta dovrà fare sono principalmente attivi con l’aiuto di bande elastiche o cuscini propriocettivi.
Gli esercizi di mobilità migliorano la tollerabilità del dolore e aiutano a riassorbire l’edema.

Nell’arco di un paio di settimane l’atleta deve aver raggiunto un’articolarità pari alla caviglia opposta.

2. Ripresa della forza: il pieno reclutamento dei muscoli del polpaccio e della fascia plantare aiutano a proteggere attivamente l’articolazione. Si prediligono esercizi in stazione eretta, anche in equilibrio su un arto solo.

Quando la muscolatura del polpaccio e della loggia dei peronei avrà raggiunto almeno il 75% dell’arto sano si potrà procedere con la fase successiva (circa 1 mese dalla ripresa della mobilità completa, a seconda del tempo trascorso con l’arto immobilizzato e quindi della perdita di tono muscolare).

3. Velocità e rapidità: la fanno da padrone in questa fase gli esercizi di coordinazione, vari stili di corsa e cambi di direzione, anche su superfici instabili. L’atleta comincia ad approcciarsi con esercizi complessi simili alle proprie attività sportive specifiche.

In questa fase “return to participation” si da il via libera per un rientro in palestra, seppur con lavori differenziati dal resto della squadra, in quanto i presupposti fisici e psicologici per un rientro completo non sono ancora soddisfatti.

4. Esercizi di potenza: dopo circa 60 giorni di riabilitazione le capacità di carico della struttura articolare sono ormai pressoché complete e si può progredire con il preparatore atletico ai lavori di potenza sport specifici: balzi, salti, atterraggi.

Le intensità di allenamento si avvicinano sempre più allo standard abituale dell’atleta e la fase viene denominata “return to sport”. L’atleta viene sottoposto a test fisici specifici, dove si valuta la stabilità dinamica dell’articolazione e la resistenza alla fatica della muscolatura.

5. A circa tre mesi dall’evento traumatico si punta verosimilmente a tornare alle performance pre-infortunio. In questa fase di “return to performance” il nostro lavoro non è ancora concluso però. L’atleta dovrà proseguire una routine quotidiana di esercizi di mantenimento e prevenzione e verranno rivalutati tutti i fattori di rischio che potrebbero portare a una recidiva: una baropodometria statica e dinamica ci offre una visione oggettiva dell’appoggio del piede al suolo.

Spesso è utile insegnare all’atleta come applicare un bendaggio funzionale di protezione che risulta essere molto efficace nelle prime fasi di ritorno alle competizioni.

Tornando alla domanda iniziale: quando è verosimilmente sicuro tornare in campo dopo una distorsione di caviglia? Ovviamente non si può generalizzare e le tempistiche di ritorno in campo devono essere sempre concordate con il medico sociale, sulla base di accurate misurazioni e valutazioni funzionali, nonché tenendo conto del grado della lesione primaria. Non possiamo quindi dare una risposta univoca.

Teniamo conto che un rientro precoce espone l’atleta ad un alto rischio di recidive, ma allo stesso modo un’eccessiva cautela nella progressione può portare a conflitti tra l’atleta stesso e lo staff tecnico.

Lo staff del Centro dello Sportivo Fisiomed Italia segue da sempre le linee guida internazionali nella gestione del paziente dalla fase acuta fino al rientro all’attività sportiva agonistica.

L’utilizzo di apparecchiature elettromedicali all’avanguardia ci permette di prendere in carico l’atleta fin dalle prime ore dopo il trauma per velocizzare il percorso di guarigione. La nostra struttura offre inoltre la possibilità di integrare la terapia antalgica passiva con gli esercizi in palestra in modo da coinvolgere attivamente l’atleta nel suo percorso di cura, condividendo gli obiettivi della riabilitazione con lo staff tecnico di riferimento.

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