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Dott. Alex Rossone

La tendinopatia rotulea è una problematica molto diffusa, caratterizzata da dolore anteriore al ginocchio a livello del tendine rotuleo. Spesso ne soffrono gli atleti, soprattutto negli sport come la pallacanestro e la pallavolo o il calcio e il tennis, nei quali si richiede all’atleta movimenti ripetuti come il salto e la corsa. Proprio da qui deriva la definizione inglese di “jumper’s knee”, ovvero ginocchio del saltatore. Questi carichi ripetuti ed intensi abbinati ad un insufficiente tempo di recupero possono rappresentare un carico eccessivo per il tendine, inducendo così un cambiamento della sua struttura. Chiaramente la patologia può presentarsi anche nella popolazione generale, come ad esempio nei runners amatoriali, che tante volte in maniera inesperta eccedono nei carichi di lavoro.

Qualche cenno di anatomia

Il muscolo quadricipite si connette alla rotula con il tendine comune del quadricipite. Alcune fibre di questo tendine si uniscono al tendine rotuleo che parte proprio dalla rotula e va ad inserirsi su una prominenza ossea chiamata tuberosità tibiale, situata sulla parte antero-superiore della tibia. La forza generata dal quadricipite agisce tramite la rotula come una carrucola, che facilita così l’estensione del ginocchio. È chiaro quindi che il tendine rotuleo è una struttura indispensabile per il corretto funzionamento del ginocchio.

Tendinite o tendinopatia rotulea?

Molte volte si sente parlare di tendinite, ovvero un processo infiammatorio alla base del problema al tendine rotuleo. Gli ultimi studi hanno però evidenziato l’assenza o la presenza minima di cellule infiammatorie, ed è quindi preferibile usare il termine tendinopatia rotulea. Ma qual’è quindi la vera causa del problema? Lesatta causa della tendinopatia non è ancora chiara, anche se i meccanismi da “overuse”, ovvero da eccessivo sovraccarico, risulterebbero essere i principali indiziati nello sviluppo della patologia tendinea.

Quando il tendine viene stressato in maniera inadeguata si creano delle “microlesioni”, per cui il nostro corpo reagisce e attiva dei meccanismi di riparazione che rendono questa situazione completamente reversibile. Affinché ciò avvenga con successo è fondamentale capire che in questo momento il tendine non ha più la capacità di carico di prima, per cui se non si ricorre a unappropriata gestione del carico e non si modificano i possibili fattori responsabili si può andare incontro ad un fallimento del processo di guarigione, che potrebbe causare cambiamenti degenerativi del tendine. Anche in questo caso, tuttavia, la situazione è ancora reversibile, ma tornare alla condizione iniziale sarà molto più difficile e avverrà con tempi molto più lunghi. Nel caso in cui il problema continui a essere sottovalutato e il tendine sottoposto a carichi eccessivi si può andare incontro a rottura del tendine.

Sintomi, fattori di rischio e diagnosi

Come già detto il dolore da tendinopatia rotulea si localizza nella parte anteriore del ginocchio a livello del tendine rotuleo. Nelle prime fasi il dolore si scatena allinizio e alla fine dellattività sportiva, con il persistere della sintomatologia il dolore può comparire anche durante lallenamento, fino ad essere presente anche a riposo. Il dolore aumenta durante le attività che pongono maggior carico sulla zona (piegamenti sulle ginocchia, corsa, salti, fare le scale ecc.). Può essere presente anche gonfiore locale e dolore alla palpazione del tendine rotuleo. I sintomi quindi possono diventare persistenti e se non trattati adeguatamente possono avere un impatto importante nella pratica sportiva, ma anche nelle attività quotidiane o lavorative.

Oltre ad un volume eccessivo di carico esistono ulteriori fattori di rischio che possono contribuire allo sviluppo della patologia:

  • Assunzione di farmaci (statine, cortisonici);
  • Elevati livelli di testosterone;
  • Menopausa;
  • Diabete di tipo 2;
  • Malattie autoimmuni (artrite reumatoide, spondiloartropatie ecc.);
  • Ipercolesterolemia e IMC (indice di massa corporea) alto;
  • Fattori genetici;
  • Temperature basse (rendono il tendine più freddo e riducono la circolazione);
  • Superfici di corsa inadeguate;
  • Biomeccanica individuale (disallineamenti, debolezza o squilibrio muscolare, diminuzione della flessibilità).

La tendinopatia rotulea è più comune negli uomini. Le persone anziane possono sviluppare questo tipo di problematica a causa dei cambiamenti legati all’età e al maggior accumulo di carichi.

La diagnosi di tendinopatia rotulea si basa sulla valutazione dello specialista delle caratteristiche del dolore riferito dal paziente e sull’esame clinico (palpazione del tendine rotuleo, utilizzo di test funzionali). Gli esami strumentali (ecografia e risonanza magnetica) possono essere un’utile integrazione per rilevare cambiamenti strutturali nel tessuto tendineo. Tuttavia, bisogna considerare che tali cambiamenti possono essere presenti anche in tendini normali, e quindi asintomatici.

Approccio fisioterapico Fisiomed Italia

Il trattamento migliore per la tendinopatia rotulea è l’esercizio terapeutico basato su una corretta gestione del carico. È stato visto infatti che il carico meccanico adeguato induce cambiamenti adattivi positivi nel tendine per quanto riguarda le sue proprietà meccaniche, morfologiche e biomeccaniche.

All’insorgenza dei primi sintomi di dolore è necessario un adattamento delle attività del paziente con la riduzione del carico sul tendine per evitare una progressione del disturbo. Il riposo però non dovrà essere troppo prolungato, perché altrimenti si ridurrà la capacità di carico del tendine. Sarà compito del fisioterapista trovare un giusto equilibrio tra carico e riposo e valutare possibili deficit di forza e flessibilità dei singoli gruppi muscolari e di tutta la catena cinetica.

In una prima fase quando il dolore non consente al paziente un carico elevato sul tendine, risulta molto utile iniziare la riabilitazione con carichi di lavoro di tipo isometrico, dove l’angolo articolare non cambia ed il paziente oppone resistenza ad un oggetto immobile (ad esempio un muro o il pavimento). È stato dimostrato infatti che questo tipo di contrazione ha una maggiore efficacia nella riduzione del dolore nel breve termine.

Passata la prima fase e quindi migliorata la capacità di carico del tendine si passerà alla fase di carico isotonico. Il paziente eseguirà spesso esercizi di tipo eccentrico-concentrico, nei quali il muscolo si allunga sviluppando tensione e nella fase di ritorno si accorcia sviluppando tensione. All’inizio si partirà con dei semplici esercizi sfruttando il peso del corpo, per poi passare a carichi più elevati con l’utilizzo di pesi, elastici e macchine da palestra.

In una terza fase della riabilitazione verranno aggiunti esercizi di accumulo e rilascio di energia sfruttando una contrazione di tipo pliometrico (contrazione concentrica esplosiva preceduta da contrazione eccentrica). Gli esercizi proposti comprenderanno dunque balzi, corsa a diverse velocità, cambi di direzione ecc..

Se il paziente trattato è un atleta il fisioterapista aggiungerà progressivamente “skill motori” che imiteranno il gesto atletico eseguito durante l’attività sportiva. Quando anche in questi compiti il paziente non avvertirà fastidi, potrà gradualmente inserirsi in un allenamento completo e dopo un po’ anche in una vera competizione sportiva. È chiaro che per una persona con uno stile di vita più sedentario gli obiettivi da raggiungere saranno diversi.

Ai fini di un buon percorso riabilitativo sarà molto importante educare il paziente sulla tolleranza al dolore nel corso della riabilitazione. Il fisioterapista dovrà spiegare al paziente i reali tempi di recupero che possono variare da un paio di settimane fino a più di tre mesi.

Nei pazienti che non ottengono dei buoni risultati con l’utilizzo esclusivo della terapia convenzionale, ovvero l’esercizio terapeutico, si può ricorrere alla terapia strumentale. La letteratura supporta l’utilizzo delle onde d’urto nei pazienti con tendinopatia rotulea. Questo tipo di terapia va a creare uno stimolo tissutale e ad attivare dei processi biologici a livello del tendine. Ci teniamo però a sottolineare che va abbinata all’esercizio attivo. Qui potete trovare il link all’articolo che abbiamo scritto dove spieghiamo il funzionamento di questo tipo di terapia. Vi consigliamo di leggere l’articolo “Il trattamento della spalla con terapia ad onde d’urto” dove spieghiamo il funzionamento di questo tipo di terapia. 

Come sempre i professionisti della Fisiomed Italia sono a disposizione per una valutazione dettagliata, volta a creare un percorso riabilitativo specifico per ogni paziente in base alle sue necessità, problematiche e richieste. Anche dopo la fine del percorso riabilitativo restiamo a disposizione per un follow up per evitare la ricomparsa della sintomatologia.

 

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