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Dott. Elena Ugricic

Per diastasi addominale si intende una separazione dei retti dell’addome superiore a 2,7 cm rispetto alla linea mediana, a causa di un indebolimento o assottigliamento della linea alba. La linea alba chiamata anche linea mediana è formata da tessuto connettivo, poco elastico che a volte non torna nelle condizioni iniziali.

La diastasi addominale viene chiamata anche diastasi dei retti (DRA-diastasis rectus abdominis). Il termine medico diastasi è generico ed indica la separazione di due strutture normalmente connesse, solitamente muscolari o ossee.

Quali sono le cause

L’eziologia, ossia la causa di questa malattia, solitamente è un aumento della pressione intra-addominale protratto nel tempo e associato ad una debolezza della muscolatura addominale che, insieme, causano un indebolimento delle fibre della linea alba.

I fattori di rischio

Esistono diversi fattori di rischio della diastasi addominale:

  • Gravidanza e post-partum (in particolare gravidanze multiple, gravidanza gemellare, macrosomia del feto)
  • Obesità
  • Interventi di chirurgia addominale
  • Difetti congeniti che predispongono ad una lassità del tessuto connettivo
  • Sollevamento pesi o altre attività che determinano sforzi addominali eccessivi e ripetuti.
  • Senescenza

La DRA può colpire entrambi i generi, anche se si riscontra con maggior frequenza nella popolazione femminile e nel periodo successivo alla gravidanza.

In questo articolo approfondiremo la diastasi addominale nel post partum.

La diastasi addominale si verifica fisiologicamente in gravidanza ad opera di cambiamenti ormonali, che sono finalizzati a consentire la dilatazione della cavità addominale per accogliere l’utero in crescita e per la preparazione al parto. Questo cambiamento della geometria dei muscoli addominali provoca una maggiore accentuazione della lordosi lombare e conseguentemente l’anteroversione del bacino, che a sua volta determina un aumento della distanza del punto di inserzione dei muscoli addominali a livello della loro inserzione sulla sinfisi pubica. 

Anche i muscoli del pavimento pelvico risentono del peso crescente che grava su di essi, dell’aumento di elasticità tissutale e della diversa posizione del bacino, causando spesso e soprattutto negli ultimi mesi, incontinenza urinaria.

Nell’immediato post-partum e nei successivi mesi un certo grado di diastasi è considerato fisiologico. Nella maggioranza dei casi si risolve spontaneamente nei primi mesi o, se non si risolve del tutto, si riduce in modo significativo durante il primo semestre. Nei casi in cui non si verifica un completo ritorno alle condizioni di partenza entro 12 mesi dal parto, si rende necessaria una valutazione specialistica.

I fattori di rischio in questo caso sono:

  • Predisposizione ereditaria
  • Età della donna superiore ai 35 anni
  • Feto con peso elevato
  • Gravidanza gemellare
  • Altre gravidanze precedenti

Come si diagnostica

La diagnosi medica di diastasi addominale si effettua mediante un esame obiettivo e palpatorio che evidenzia la presenza di un solco tra i due retti dell’addome e di un rigonfiamento che si accentua quando si chiede alla paziente di attivare l’addome contro resistenza in posizione supina. La diagnosi può essere successivamente confermata da esami strumentali quali ecografia, risonanza o Tac, utili anche a rilevare il grado della diastasi in termini di centimetri.

Come fare un test di autovalutazione

È possibile eseguire un auto test in posizione supina con le gambe piegate e i piedi uniti appoggiati a terra. Con le dita di una mano in posizione verticale rispetto all’addome, si contraggono gli addominali per sollevare il capo con l’aiuto di una mano per eseguire un crunch, ascoltando con le dita la distanza dai retti. 

Per valutare l’ampiezza della diastasi, si valuta quante dita entrano perpendicolarmente rispetto alla linea mediana.

Si parla di diastasi addominale quando la distanza tra le due parti che costituiscono il retto addominale è di almeno 2,7 centimetri.

La classificazione

La classificazione più diffusa suddivide le diastasi in 4 categorie:

  • Ombelicale
  • Sovraombelicale
  • Sotto-ombelicale
  • Completa

La maggior parte delle diastasi si verifica a livello sovra-ombelicale e ombelicale, esistono quadri misti in cui la diastasi ombelicale si associa a diastasi sovra o sotto-ombelicale.

Le conseguenze

Se la diastasi è di entità lieve o moderata, l’impatto potrebbe essere solo di carattere estetico. Nei casi in cui la diastasi è associata ad altri disturbi correlati può invece avere un impatto negativo sulla qualità di vita della persona.

Spesso la diastasi addominale si associa a :

  • Lombalgie
  • Alterazioni posturali 
  • Ernie addominali
  • Disturbi della sfera digestiva quali gonfiore, stitichezza, meteorismo
  • Disfunzioni del pavimento pelvico e incontinenza urinaria

Le funzioni della parete addominale

Le principali funzioni della parete addominale sono: 

  •  sostegno viscerale e mantenimento della normale forma dell’addome
  •  funzione posturale: i muscoli addominali lavorano in sinergia con i muscoli della parete posteriore, paravertebrali e spinali, per il mantenimento di una corretta postura
  •  supporto ai processi respiratori grazie alla relazione con il diaframma. 

In condizioni normali la muscolatura addominale è reclutata progressivamente in funzione della necessità di contenere i visceri e stabilizzare il rachide, secondo un meccanismo anticipatorio, che si attiva anche a livello dei muscoli del pavimento pelvico.

Questa attivazione anticipatoria garantisce l’efficacia di attività quotidiane come ridere, alzarsi, soffiarsi il naso, tossire o sollevare pesi.

Nel caso di indebolimento della parete addominale viene meno questo meccanismo anticipatorio e ogni volta che aumenta la pressione intra-addominale, la parete addominale protrude verso l’esterno, comportando a lungo termine un aumentando di rischio di sviluppare ernie (addominali/inguinali/lombari) e incontinenza urinaria.

La cura

Una volta fatta la diagnosi, si possono considerare due tipi di strategie di intervento: il trattamento conservativo e il trattamento chirurgico. La scelta viene fatta in base ad un’accurata valutazione del quadro clinico della paziente.

Esistono diastasi addominali di diversa gravità. Alcuni casi di entità minore possono migliorare con il trattamento conservativo fisioterapico.

Il trattamento riabilitativo

Nel trattamento conservativo è fondamentale affidarsi ad un fisioterapista esperto che valutando il quadro clinico sarà in grado di impostare un trattamento specifico ed un programma riabilitativo personalizzato atto al rinforzo del muscolo trasverso dell’addome, che è il principale muscolo implicato nell’azione di contenimento dei visceri, al rinforzo della muscolatura del pavimento pelvico e al ripristino della corretta respirazione diaframmatica.

Il trattamento chirurgico

L’intervento chirurgico è il trattamento elettivo nei casi severi di diastasi associati ad ernie ed in caso di fallimento del trattamento conservativo.Se la diastasi ha solo un impatto estetico e la parete addominale conserva la sua funzionalità, non si consiglia l’opzione chirurgica.Il chirurgo plastico valutando il quadro clinico consiglierà l’intervento chirurgico più adeguato al caso clinico.

L’intervento chirurgico correttivo consiste nel riavvicinare le due porzioni del muscolo retto dell’addome mediante l’impiego di punti di sutura. Generalmente vengono proposti due tipi di interventi, la mini-addominoplastica e l’addominoplastica. La mini-addominoplastica è indicata per diastasi ed eccesso di pelle sotto ombelicali e non prevede il riposizionamento dell’ombelico che, per effetto della pelle trazionata in basso, potrebbe scendere di qualche cm dalla sua posizione naturale. L’area di tessuto scollato è minore, quindi si può tornare alle attività di vita quotidiana in tempi leggermente più rapidi rispetto ad un’addominoplastica tradizionale. Se invece l’adipe in eccesso è posizionato anche al di sopra dell’ombelico è consigliabile ricorrere ad un intervento chirurgico di addominoplastica. L’incisione in entrambi i casi è tra le spine iliache, più corta nel caso della mini addominoplastica, ma in ogni caso sotto l’area che sarà coperta dal bikini. Nei casi di diastasi severa, o se esiste un alto rischio di recidive, o ancora se i muscoli retti addominali sono sfibrati e poco resistenti, è consigliabile l’uso di reti (o mesh) di prolene o polipropilene, non riassorbibili o riassorbibili di rinforzo. In seguito all’intervento viene posizionato un drenaggio. In alcune regioni italiane l’intervento è mutuabile con il Sistema Sanitario Nazionale.

In caso di assenza di pelle e grasso in eccesso si può optare anche per diverse tecniche meno invasive come la laparoscopia e l’endoscopia con l’aiuto della robotica. Le incisioni che vengono fatte sono di un massimo di 3 millimetri. Anche se si tratta di un intervento mini invasivo, la laparoscopia richiede l’anestesia generale.

Il trattamento riabilitativo nel post operatorio

Nel post operatorio va indossata una guaina contenitiva e vanno evitati sforzi per un mese e mezzo circa, è consigliabile dormire in posizione supina quasi semiseduta ed evitare cibi che possano gonfiare l’addome.

La Fisioterapia può inserirsi già dal 7/20 giorno dopo l’intervento con esercizi atti al ripristino della corretta respirazione diaframmatica e col trattamento dell’edema con linfodrenaggio manuale, dopo il 45 giorno col trattamento della cicatrice e dopo 60 giorni con la ginnastica ipopressiva e rinforzo del trasverso dell’addome per poi continuare con una progressione di esercizi atti a ripristinare il core stability.

Gli obiettivi del trattamento riabilitativo post operatorio sono rappresentati dalla riduzione di  edemi, ecchimosi e complicanze quali fibrosi e retrazioni, accelerazione e assistenza al paziente nel decorso post operatorio.

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