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Fisioterapia Trieste

Dott. Miran Bole

L’intervento chirurgico di sostituzione dell’articolazione dell’anca è ad oggi uno dei più frequenti nella popolazione di mezza età ed anziana, con oltre 100.000 interventi all’anno in Italia. Il tasso di successo di questa pratica chirurgica è elevatissimo, vuoi per le sempre migliori tecniche chirurgiche e costruzione dei materiali protesici, ma anche grazie a protocolli riabilitativi e preabilitativi (vedremo poi di cosa si tratta) sempre più specifici e mirati.
I soggetti che sono candidati a sottoporsi all’intervento di artroprotesi totale dell’anca soffrono spesso di dolore gluteo e/o inguinale, difficoltà di movimento e un impoverimento progressivo della propria qualità della vita, in seguito a processi cronico degenerativi su base artrosica (artrosi primaria), su base traumatica (artrosi secondaria) o a causa di patologie autoimmuni come ad esempio l’artrite reumatoide.

La sostituzione dell’articolazione danneggiata permette al paziente di ridurre notevolmente il sintomo dolore e riacquistare una piena funzionalità nelle proprie attività quotidiane. L’obiettivo dell’intervento di protesi d’anca è infatti restituire al paziente ciò che la coxartrosi (artrosi dell’anca) ha limitato. L’anatomia dell’anca la rende un’articolazione molto stabile, deve infatti sopportare buona parte del peso corporeo. Il femore fa parte dell’articolazione con la sua porzione più alta chiamata testa del femore. Questa ha forma sferica e si articola con la rispettiva cavità acetabolare situata nella porzione laterale e inferiore del cingolo pelvico. Tra le due parti ossee si interpone una cartilagine di rivestimento a scopo di cuscinetto di scorrimento. L’intera struttura è tenuta assieme da una densa capsula fibrosa e da forti legamenti, rivestiti ulteriormente da potenti muscoli (glutei, adduttori e altri piccoli muscoli intrinseci dell’anca).

I tipi di intervento più praticati sono i seguenti:

  • Endoprotesi – sostituzione della sola parte femorale e della testa del femore, conservando intatto
    l’acetabolo
  • Protesi parziale di rivestimento – rivestimento di una parte della testa del femore e corrispondente
    parte della cavità acetabolare
  • Protesi di rivestimento totale – rivestimento totale della testa del femore e dell’acetabolo
  • Artroprotesi a stelo corto – impianto di un gambo corto che di solito non arriva oltre al collo del
    femore
  • Artroprotesi a stelo lungo – impianto totale con gambo che si inserisce in profondità nella zona
    midollare del femore

In tutti i casi si sostituisce la porzione di osso e cartilagine danneggiati con delle superfici metalliche
(solitamente leghe di titanio) tra le quali viene interposto del materiale ceramico o plastico ad alto
scorrimento a mimare la funzione della cartilagine articolare. Questo tipo di materiali chiaramente non ha
durata eterna, ma si attesta comunque tra i 15 e 25 anni.

Ciascun tipo di intervento scelto dal chirurgo in base alle caratteristiche della persona in esame ha le sue
peculiarità, ma alcuni aspetti sono comuni a tutti i tipi di tecnica utilizzata:

  • La degenza post operatoria in ospedale solitamente non dura più di 3-7 giorni.
  • I fisioterapisti prendono in carico il paziente già dalle prime ore post operatorie insegnandogli i passaggi dalla posizione distesa a quella seduta e quella eretta
  • Già dal primo/secondo giorno post operatorio bisogna iniziare a mettersi in piedi (con carico sull’arto operato che varia in base alla tecnica scelta)
  • L’uso dei bastoni canadesi (stampelle) accompagnerà i pazienti nelle prime settimane dopo l’operazione
  • Il dolore solitamente presente è normale ed è dovuto all’intervento stesso. L’uso di farmaci consigliati dal medico curante può aiutare a superare questo scoglio che dura di norma un paio di settimane
  • Alcune attività o posizioni del corpo sono altamente sconsigliate nel primo periodo post chirurgico: flettere eccessivamente l’anca (ad esempio portare il ginocchio al petto), ruotare l’arto (ad esempio accavallare le gambe), o dormire sul fianco possono stressare eccessivamente l’articolazione danneggiando l’intervento stesso.

Ho programmato l’intervento all’anca tra un mese: come posso prepararmi al meglio?

I protocolli più recenti indicano un periodo di preabilitazione, con il duplice fine di:

  • Insegnare al paziente tutte le tecniche di passaggio tra posizione sedute a quella eretta, dalla posizione seduta a quella distesa ecc, senza il fastidio del dolore dovuto dall’intervento chirurgico. In questa fase si cerca di insegnare al paziente ad utilizzare correttamente i bastoni canadesi e a salire e scendere le scale in sicurezza. Così facendo, una volta operato, avrà più facilità a spostarsi e gestire le attività quotidiane
  • Un vero e proprio programma di esercizi per i muscoli del tronco e della schiena è fondamentale. È nota ormai la correlazione tra una patologia dell’anca e il mal di schiena e viceversa. Gli esercizi di mobilità ed elasticizzazione dei tessuti molli della schiena e dell’anca (glutei, estensori lombari, quadricipite, femorali ecc.) scioglieranno le contratture ed aiuteranno il paziente ad avere maggior controllo della zona, riducendone la rigidità post chirurgica e conseguentemente il dolore, favorendo un miglior decorso della riabilitazione.

Sono stato appena operato all’anca… e ora?

Ora inizia la fase più interessante: è fondamentale che il paziente si muova precocemente, già dalle prime ore post chirurgiche. Il movimento supervisionato (bisogna sempre far attenzione a proteggere il sito chirurgico e scongiurare lussazioni o altre complicanze), controllato e supportato, riduce la percezione del dolore e minimizza possibili conseguenze secondarie all’immobilità (rigidità muscolare, aderenze ecc). Vengono inseriti esercizi di contrazione muscolare isometrica (resistenza senza vero e proprio spostamento dell’articolazione) su diversi piani e per diversi distretti muscolari dell’anca.

La degenza in ospedale solitamente si conclude nella prima settimana post operatoria. Successivamente il
paziente continuerà il percorso di recupero in una struttura puramente riabilitativa.

Sono arrivato a casa: cosa posso fare e cosa non posso fare?

La ripresa delle proprie attività quotidiane è l’obiettivo finale del processo di riabilitazione, ma deve essere graduale in modo che le strutture interessate dall’intervento si adattino progressivamente ai compiti loro richiesti.
In questa fase di transizione proteggeremo l’impianto seguendo alcune semplici regole:

  • Evitare di coricarsi sul lato operato
  • Quando disteso sull’arto non operato, posizionare un cuscino tra le ginocchia
  • Non incrociare le gambe
  • Non sedersi su sedie troppo basse
  • Evitare di chinarsi in avanti flettendo eccessivamente il busto
  • Non usare l’arto operato come perno per girarsi su sé stessi
  • Salire in macchina sedendosi con le gambe fuori dall’abitacolo e poi muoverle con l’aiuto delle mani, una alla volta
  • Non guidare (questa indicazione vale per circa 6/8 settimane dall’intervento o comunque fino alla concessione del carico totale sull’arto operato)
  • Concessi gli sport a basso impatto (sci di fondo, escursionismo, aerobica leggera, bicicletta, nuoti, canottaggio)
  • Sconsigliati o vietati gli sport ad alto impatto (pallacanestro, calcio, pallavolo, sport di combattimento, sci alpino)

Sarà molto utile inserire nel programma riabilitativo precoce degli esercizi per la caviglia ed il ginocchio,
che pur non essendo stati direttamente interessati dall’intervento chirurgico, giocano il loro ruolo
fondamentale nelle funzionalità dell’arto inferiore. Se la mobilità dell’anca lo consente, si può inserire nel
programma riabilitativo la cyclette, oltre ad un esercizio come lo squat, adattato alle capacità del paziente.

Il focus riabilitativo di questo periodo sarà quello di perfezionare la qualità del movimento e del
cammino, cercando di correggere eventuali vizi deambulatori, magari appresi durante il periodo
antecedente l’intervento chirurgico come compensi antalgici.

Sono passati due mesi dall’intervento e mi sento bene… sono guarito?

Si e no… Dipende sicuramente dalle attività che la persona svolge nella propria quotidianità. Ogni persona si pone il proprio traguardo: c’è chi ha bisogno di salire le scale, fare la spesa e saltuariamente godersi una passeggiata, senza chieder di più al proprio fisico. Ma di contro ci sono pazienti che vogliono riprendere la propria vita sportiva, o che magari svolgono un lavoro fisicamente impegnativo.

A queste persone bisogna cucire addosso un programma di riallenamento e ricondizionamento vero e proprio che tenga conto delle attività che poi svolgeranno nella propria vita.
L’inserimento di esercizi in palestra con sovraccarichi progressivi con pesi o resistenze elastiche, il lavoro sull’equilibrio dinamico e la coordinazione durante skill motorie complesse (ad esempio reazione a stimoli esterni) occuperanno il paziente per un periodo di almeno ulteriori 3 mesi.

Il centro di Fisioterapia Fisiomed Italia offre un servizio completo di fisioterapia e riabilitazione di carattere traumatologico, ortopedico e sportivo occupandosi inoltre di recuperi post- chirurgici. Integrando le diverse competenze mediche, il team di fisioterapisti e laureati in scienze motorie guida il paziente verso un percorso di recupero volto al ripristino del benessere delle attività quotidiane e nella ripresa sportiva.

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