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Dott. Sara Carando

L’infortunio del legamento crociato anteriore del ginocchio rappresenta uno fra gli incidenti più  frequenti nel calcio, insieme ad altri sport quali volley, basket, sci alpino e rugby, cioè quelli in cui è maggiore la componente balistica e durante i quali sono previste corse con cambi di direzione, balzi, salti, atterraggi violenti, scontri fisici ecc. .

Come si presenta il legamento crociato anteriore 

Struttura robusta e fibrosa che collega la  superficie distale del femore con quella prossimale della tibia, è uno dei quattro più importanti legamenti che costituiscono l’articolazione del ginocchio, insieme al Legamento Crociato Posteriore, al Legamento Collaterale Mediale ed al Legamento Collaterale Laterale.  La sua funzione è quella di stabilizzare l’articolazione, insieme al legamento crociato posteriore , con il quale va a formare il ‘’Pivot Centrale’’(il fulcro) attorno al quale si muove l‘articolazione del ginocchio ( l’espressione “crociati” deriva proprio dalla posizione reciproca occupata dai due legamenti). E’ adibito principalmente ad impedire l’iperestensione e a limitare la rotazione interna del ginocchio.

La lesione del legamento crociato anteriore può avvenire  con o senza contatto (atterrando da un salto, per iperestensione, per una flessione forzata del ginocchio e per svolte improvvise) e viene da sé come un ginocchio “preparato” fisicamente sia più pronto ad affrontare la performance e meno esposto  a riportare lesioni e come, quindi,  l’adeguata preparazione fisica e prevenzione siano passaggi fondamentali dell’allenamento.

La scelta di  un approccio chirurgico è quasi d’obbligo quando si parla di sportivi, per la tempistica del rientro in campo, la preparazione/prestanza fisica che si presuppone abbia un atleta e  la sua età, fattori che possono essere ben diversi da quelli di in un praticante  amatoriale, soprattutto in relazione alle attività svolte dal  soggetto: lo sportivo necessita della ricostruzione chirurgica allo scopo di evitare lesioni secondarie meniscali o cartilaginee e quindi allontanare nel tempo quel processo di degenerazione artrosica del ginocchio, che appare ancora oggi inevitabile in coloro che hanno subito questi traumatismi.

Vediamo ora le diverse fasi di recupero e di intervento del personale specializzato Fisiomed Italia:

1. Gestione del dolore e dell’infiammazione 

Consiste nei trattamenti fisioterapici che vengono applicati nella primissima fase successiva all’intervento chirurgico con elettromedicali e massoterapia; hanno principalmente l’obiettivo di drenare l’edema post operatorio, decontratturare la muscolatura periferica alla zona interessata, riducendo il gonfiore ed il dolore. Le strumentali più indicate sono Tecarterapia, Enf, Laserterapia, Q-physio, mobilizzazioni manuali e massaggi terapeutici. In questa fase si consiglia al paziente di continuare la protezione ed elevazione dell’arto e la crioterapia per ridurre il gonfiore ed il dolore.

2. Percorso riabilitativo (Kinesi specifica svolta con laureati in scienze motorie e fisioterapisti)

La prima fase (2°-4° settimana post intervento) prevede sedute con i terapisti che mirano al recupero dell’articolarità, soprattutto dell’estensione completa (la flessione avrà una progressione più lenta) e successivamente al rinforzo muscolare. Il ripristino passivo ed attivo del ROM stimola l’omeostasi della cartilagine e previene alterazioni dello schema del passo, atrofia del quadricipite ed arto-fibrosi.

L’obiettivo è recuperare la mobilità dell’arto operato e la sua muscolatura, partendo da esercizi passivi (come mobilizzazione multidirezionale della rotula e della flesso-estensione del ginocchio),  auto-assistiti dal fisioterapista per non forzare troppo l’innesto legamentoso, e progressivamente attivi e con un aumento graduale di carico. 

É altresì importante rinforzare la muscolatura dei distretti non direttamente coinvolti dall’intervento ma che risultano fondamentali per dare stabilità all’arto una volta in piedi, così  come per recuperare la dinamica corretta della deambulazione in carico (tacco-punta). Muscolatura adduttoria: stringere una palla fra le ginocchia in posizione seduta; glutea: salita su step o scalini con arto operato; tricipite surale: salita sulle punte rimanendo in piedi, squat contro parete aumentando progressivamente l’angolo di flessione del ginocchio, ecc. . Alcuni esempi di esercizi:

con un cuscino sotto il cavo popliteo(dietro  al ginocchio): schiacciare il cuscino portando il ginocchio teso il più possibile e contraendo il quadricipite;

In decubito prono con il ginocchio fuori dal letto o dal tavolo lasciare cadere il piede verso il basso per recuperare l’estensione

Squat dapprima appoggiati ad una parete per un carico muscolare ridotto

Per poi passare a squat libero incrementando l’interazione muscolare agonisti-antagonisti

 

Pendolo: aiutandosi con la gamba sana, sollevare l’arto operato, agendo così sia sull’estensione che sulla flessione.

 La seconda fase (5°- 8° settimana) ha come obiettivo il potenziamento muscolare( attraverso l’utilizzo di macchinari come la leg press, leg curl, ab/adductor machine, e a corpo libero come semi-squat, affondi frontali e laterali, step up, …) in cui si aumenta progressivamente il carico continuando ad insistere sull’estensione completa e sul carico simmetrico degli arti inferiori, sull’aumento della flessione del ginocchio e della fluidità articolare, inserendo oltre alla cyclette anche ellittica e tapìs roulant con pendenza. Importante è anche lo stretching della catena posteriore e laterale della coscia, che spesso risultano più contratte e possono diventare responsabili di posture errate e compensazioni posturali.

Si inizia  a lavorare con più consistenza sul:

– training neuromuscolare, che è essenziale  per il recupero funzionale propriocettivo del ginocchio: utilizzo di tavolette e cuscini propriocettivi, dapprima con un carico bipodalico, per poi passare a quello monopodalico e aggiungendo via via destabilizzazioni, per ricercare la gestione di situazioni “instabili” e di disequilibrio, così da riattivare e performare i recettori del ginocchio adibiti proprio all’equilibrio ed al corretto posizionamento dell’arto nello spazio. 

– Attivazione della muscolatura per il controllo della stazione eretta in  appoggio bi e monopodalico.  (propriocettiva con resistenza elastica , per esempio).

 Si entra poi nel vivo del potenziamento muscolare, attraverso:

–  esercizi per gli stabilizzatori del ginocchio eseguiti in CCA (con carico naturale, incrementato gradualmente poiché in questa modalità le forze di taglio aumentano e possono essere precoci per il neo-legamento) e CCC con esercizi come squat con bilancere, pressa ad angoli di lavoro maggiori, step,in modo da ottenere una co-contrazione di quadricipite (coscia anteriore), ischiocrurali (coscia posteriore) e gastrocnemio (polpaccio), partendo da carichi bassi e ripetizioni elevate, per arrivare a carichi alti e basso numero di ripetizioni;

– Inserimento di esercizi eccentrici (il muscolo genera forza allungandosi anziché accorciandosi), per favorire l’elasticità muscolare, che gradualmente viene unito alla gestione dell’equilibrio (immagazzinamento e cessione di energia), per esempio ricercando l’equilibrio su una superficie instabile dopo un salto o un balzo, un arresto dopo uno scatto  seguito da un cambio di direzione;

– si imposta poi un lavoro propedeutico alla dinamicità, con incremento del controllo neuromuscolare inserendo esercizi pliometrici ed in movimento, con interazione tra le strutture stabilizzatrici della catena cinetica (tronco, anca, ginocchio, caviglia);

esercizi propriocettivi progressivamente più complessi  per stimolare la coordinazione e il controllo attraverso l’elaborazione delle informazioni afferenti ed efferenti (cioè che arrivano e che partono dal SNC), rafforzati dalle variazioni di input visivi, stabilità della superficie, velocità di esecuzione dell’esercizio, complessità del compito, resistenza, performance a due o una gamba, controllo della stazione eretta in situazioni dinamiche ed esplosive, dosando, quindi, la  forza muscolare.

Fase di Riadattamento (9^-12^settimana), in cui si cerca ripristino delle funzioni perse, principalmente il riadattamento fisiologico del distretto interessato al sistema di allenamento: il training dell’agilità ed esercizi sport-specifici sono gli obiettivi essenziali di questa fase. L’allenamento comprenderà esercizi propri del gesto sportivo, di abilità statica e dinamica, di riproduzioni del gesto praticato con elementi di destabilizzazione o resistenza (per esempio, calciata con resistenza elastica su tappeto  elastico, gestione della palla con destabilizzazione della  fitball, corsa contro resistenza elastica (A) o traino (B)).

  •  esercizi pliometrici (pre-stiramento del muscolo seguito da un accorciamento), per migliorare lo stoccaggio dell’energia elastica, le interazioni degli elementi contrattili ed elastici, elementi fondamentali per migliorare la prestazione atletica e l’ottimizzazione della  forza, così come la coordinazione e l’equilibrio. (Gli esercizi pliometrici migliorano la potenza di contrazione del muscolo in modo che i cambiamenti di direzione avvengano più rapidamente possibile).
  • Esercizi balistici,(salti, scatti, balzi…) in cui si ricerca e migliora l’esplosività, con l’intento di sollevare il carico il più velocemente possibile, producendo quindi più forza e potenza.

Mettendo insieme tutti questi elementi si arriva alla costruzione di variazioni di corsa, cambiamenti di direzione 180° e 360°, accelerazioni e decelerazioni, usando tutte le superfici di contatto, sia sull’arto forte che su quello debole ((scivolamenti laterali, corsa ad 8, esercizi di destrezza con attrezzi specifici, percorsi atletici..) migliorando anche l’aspetto cardiovascolare dell’atleta.

In questo periodo, gli esercizi sono prima di tutto analitici e generali e successivamente globali e specifici del gesto addestrato.

4. Ritorno in squadra

Si tratta dell’ultima fase del recupero, in cui l’atleta rientra gradualmente in squadra ma i terapisti Fisiomed rimangono costantemente a disposizione, fornendo dapprima protocolli e carichi di allenamento progressivi, fino al completo reinserimento, in cui rimane comunque in contatto con il nostro team per un follow up che ne garantisca il lineare andamento.

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