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Dott. Miran Bole

Tra le varie manifestazioni dell’artrosi della mano, la più diffusa è quella del pollice, chiamata rizoartrosi. Colpisce prevalentemente le donne (circa 10 volte più frequente che negli uomini) e si manifesta in circa un quinto della popolazione femminile peri e post menopausale.

La patologia degenerativa si sviluppa alla base del polso, sul lato del pollice.

L’articolazione interessata è la trapezio-metacarpale che è deputata soprattutto ai movimenti di opposizione del pollice e quindi in tutte le attività di prensione e manipolazione fine col pollice, che risultano dolorose e di conseguenza imprecise. Limitando in maniera dolorosa le attività manuali più comuni come scrivere, svitare un tappo, usare le posate, allacciarsi le scarpe, ecc. e può portare ad importanti disabilità nella vita quotidiana. In fasi avanzate del problema, può associarsi al dolore anche una deformazione del profilo del polso e della mano.

Oltre a non trascurabili fattori predisponenti legati alla genetica e alla familiarità, contribuiscono allo sviluppo della malattia anche l’avanzare dell’età, ma principalmente traumi al pollice o microtraumatismi ripetuti, come ad esempio intense attività sportive (automobilismo, ciclismo, sollevamento pesi) o lavorative manuali (sarte, operai metalmeccanici, manutentori) o eccessivo uso di apparecchi poco ergonomici come gli smartphone.

Cosa fare in caso di rizoartrosi?

Il consenso generale prevede un intervento multidisciplinare al problema, che includa una terapia farmacologica infiltrativa e riabilitazione prima di un eventuale intervento chirurgico.

Il primo approccio conservativo consiste nella terapia infiltrativa con antiinfiammatori e nell’uso di un tutore di riposo e stabilizzazione dell’articolazione (Rizosplint), da usare per un periodo di almeno 15 giorni o secondo le indicazioni dello specialista. L’obiettivo è quello di far riposare l’articolazione in maniera da placare la risposta infiammatoria nelle fasi acute dell’artrosi. Una risposta infiammatoria elevata e mantenuta nel tempo porta infatti a maggiori complicanze in termini di distruzione dell’articolazione e successiva deformità.

In associazione si possono utilizzare delle terapie fisiche con lo stesso scopo: tra le più efficaci troviamo la laserterapia ad alta potenza (laser YAG, laser HILT) grazie al suo potere analgesico e biostimolante. L’energia trasmessa dal laser aumenta la perfusione sanguigna dei tessuti, rifornendoli di sostanze nutritive e rendendo i tessuti molli periarticolari più idratati ed elastici.

Con le stesse finalità vengono utilizzate le terapie ad ultrasuoni, la magnetoterapia o la diatermia resistiva e capacitiva (TECAR) che favoriscono oltretutto il riassorbimento dell’edema infiammatorio. Ne consegue una riduzione del dolore ed aumento della funzionalità della mano.

Una nuova frontiera della terapia fisica strumentale include la terapia rigenerativa offerta dai sistemi PST e Q-PHYSIO. Nel primo caso il fine è una progressiva reidratazione della cartilagine residua per interazione magnetica con le sue cellule. Nel caso della risonanza quantica molecolare Q-PHYSIO l’obiettivo è stimolare le cellule staminali mesenchimali a moltiplicarsi e rigenerare il tessuto cartilagineo originale

Qualunque sia la scelta dello Specialista su quale approccio terapeutico preferire, è sempre opportuno modificare le attività quotidiane del paziente per mantenere le proprie funzionalità senza arrecare ulteriore stress all’articolazione. Il rinforzo della muscolatura opponente del pollice mediante esercizi specifici può contribuire al rallentamento della patologia e aumento dell’autonomia quotidiana del paziente. Il fisioterapista stilerà un programma graduale e progressivo di esercizi che la persona dovrà poi svolgere anche in autonomia.

• Toccarsi indice, medio, anulare e mignolo col polpastrello del pollice
• Toccarsi indice, medio, anulare e mignolo con l’unghia del pollice
• presa tra pollice e le altre dita di un foglio di carta, una matita, una resistenza elastica, una sfera, un piccolo peso ecc.
• manipolazione di oggetti morbidi (palline di gommapiuma o gel)
• allungamenti e stretching della muscolatura del palmo della mano e del pollice
• appoggio del peso del corpo (o una parte del peso) sulla mano aperta a palmo

Nel caso della signora I.F., casalinga di 58 anni, l’artrosi al pollice si è manifestata in seguito ad un incidente stradale che ha acutizzato una situazione latente. La signora ha subito un semplice tamponamento, durante il quale il suo polso ha fatto un movimento brusco ed innaturale mentre stringeva il volante. Fin da subito il sintomo principale era il dolore. Il medico ortopedico che l’ha visitata le ha consigliato l’uso del tutore Rizosplint in modo da tenere a riposo l’articolazione. Trattandosi comunque di un processo artrosico di base, la signora si è affidata al nostro Centro Artrosi Fisiomed Italia per un consulto. Fin da subito siamo intervenuti sul dolore con il laser YAG ad alta potenza con sedute a giorni alterni. Nell’arco di due settimane (6 sedute) il grado di dolore si è dimezzato e abbiamo potuto iniziare ad inserire i primi esercizi di mobilizzazione del polso. Nel frattempo la persona era in trattamento anche per gli esiti del trauma stradale che le provocavano rigidità diffusa, dalla regione cervicale fino alla mano.

Consultandosi con l’ortopedico di riferimento abbiamo inserito un ciclo di terapia con Q-physio con gli elettrodi fissi su trapezio, deltoide, gomito e base del pollice. Durante questa terapia rigenerativa abbiamo iniziato a rinforzare selettivamente la muscolatura del pollice, prima con esercizi isometrici e poi con esercizi sempre più complessi di prensione e manipolazione. Concluso questo secondo cicli di fisioterapia, alla rivalutazione medica la funzionalità della mano risultava quasi completamente ristabilita, tanto che la signora ha ripreso tutte le proprie attività domestiche, pur mantenendo l’uso del tutore durante le ore notturne.

In casi molto avanzati, resta la possibilità dell’intervento di microchirurgia artroscopica mediante artrodesi trapeziometacarpale, osteotomia di riallineamento, impianto di legamenti artificiali, o sostituzione protesica dell’osso trapezio. Nell’immediato post chirurgico sarà fondamentale gestire il gonfiore alla mano con tecniche di linfodrenaggio manuale, mentre il recupero graduale di tutta la mobilità articolare avviene in circa 2/3 mesi di fisioterapia. La guarigione completa post chirurgica necessita di circa 6 mesi di tempo.

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